lunedì 29 Agosto 2016

Il prof. Michele Santulli ci mostra gli alberi monumentali della Ciociaria

Riceviamo e pubblichiamo il seguente testo a firma del prof. Michele Santulli.

Alberi, fiori, agnelli, vitelli… in certe società non rientrano nei temi costitutivi di una personalità umana: vengono intesi per riscaldare, decorare, per essere cannibalizzati, senza il minimo dubbio o titubanza: invero si dimentica o si ignora che piante ed animali sono fatti, direbbe Shakespeare, della medesima materia degli uomini, sono originari di una medesima sostanza comune, come scienziati e filosofi hanno dimostrato e ricordato. Eppure si continua a ritenere un’attività normale quella di ammazzare e di abbattere: San Francesco d’Assisi che parlava di “frate lupo, sorella luna…” è accantonato, si conosce solo per dire giaculatorie, gli straordinari suoi insegnamenti semplicemente ignorati. E a scuola viene insegnato e fatto considerare normale ‘ammazzare’ ‘pescare’ ‘cacciare’ cioè violentare altri esseri umani, quasi sempre indifesi ed inermi, senza rendersi conto che ciò equivale ad avvelenare l’animo delle giovani menti: una tale scuola che ritiene naturale la violenza e l’ammazzamento andrebbe abolita e cancellata, come hanno già osservato e mille volte ripetuto e proposto, menti elette quali, anni addietro R.Kipling e A.Munthe, e recentemente, Aldo Capitini e Pier Paolo Pasolini e non soli. Ma arrestiamoci e veniamo a qualche bella realtà.

Una Legge specifica D.L. nr. 10 del 2013 ribadisce in maniera univoca e perentoria sia le peculiarità di alcuni alberi (quelli monumentali, i cosiddetti ‘patriarchi verdi’ secondo la fine terminologia impiegata dal Corpo Forestale dello Stato) e sia gli obblighi dei Comuni di inventariare e tenere sotto stretto controllo e vigilanza il proprio patrimonio arboreo, con l’assistenza della Regione. Da una non dico inchiesta ma semplice presa di contatto telefonico con qualche comune, non appena parli di questo argomento e cioè la tutela degli alberi, ti rispondono come se parlassi delle galline sulla luna oppure, poverini, che hanno altro da fare che “pensare agli alberi!” E quindi come ripetutamente appare sotto gli occhi di tutti si continua ad abbattere e a distruggere, tra cui le nobili e sempre più rare querce. Non occorre ricordare che sono le piante che producono l’ossigeno necessario alla nostra esistenza. Tale infingardaggine e insensibilità delle amministrazioni comunali, non menzionando gli obblighi anche disattesi, delle Province, stando alla Legge si configura perfino come reato. Ma veniamo alle belle notizie.
A Isola del Liri, negli spazi della ex-cartiera e della ex- abitazione Lefebure, si levano dei platani risalenti all’epoca degli impianti industriali e cioè alle prime decadi del 1800: ne erano una quantità, se ne sono salvati miracolosamente una decina e si costata con gratificazione che il Comune, un plauso, trova anche il tempo per occuparsene e per tenerli liberi da rampicanti parassiti e per potarli. Detti giganti della natura che suscitano sbalordimento alla vista misurano 7 metri di circonferenza e uno in particolare addirittura 7,80 metri: senza tema di esagerare gli unici o tra gli unici in Europa! Quale fonte di istruzione e di insegnamento per gli scolari tali fenomeni della natura e quale richiamo turistico. Nel Parco del Castello Viscogliosi ben tenuto e curato da sempre si levano anche alberi maestosi di varie specie che arrivano anche a 5,20 metri di circonferenza, quindi veramente ammirevoli e anche essi fuori del comune. Circonferenze superiori a queste si rilevano in alcuni secolari castagni di Terelle ma le conformazioni complessive di questi altri giganti, in verità due o tre, non rispondono pienamente ai requisiti stilati dal Corpo Forestale atti a definirli ‘monumentali’: il tempo infatti, essendo veramente secolari di più secoli, più di tutti gli altri qui citati, ha fatto perdere loro un pò dell’armonia e della forma che, al contrario, si riscontrano, di regola, nelle piante meno antiche.

A Cassino (Piazza Molise) si leva, un miracolo, il solo superstite della distruzione dell’ultimo conflitto mondiale e cioè anche qui un platano che pare risalga all’epoca della costruzione del Palazzo Reale di Caserta, verso la metà del 1700: è tutto vuoto ed è rimasto uno spicchio, terribilmente vivo e vegeto e una chioma regale: se il tronco fosse rimasto integro, le sue dimensioni sarebbero di gran lunga superiori a quelle dei platani di Isola del Liri! Non si dimentichi che il sottosuolo della città è ricchissimo di acqua, il primo nutrimento di queste piante. Lo si vada ad ammirare: si scoprirà anche perché la provincia di FR è sistematicamente agli ultimi posti nelle graduatorie che si redigono sul bel vivere in Italia: in una società un po’ civile, al superstite unico della immane e totale distruzione di una città, avrebbero dedicato una piazza o uno spazio apposito e tenuto sempre presente in ogni commemorazione e rappresentazione civile: a Cassino se ne sono accorti della presenza solamente pochi anni fa e successivamente, dileggio imperdonabile, fatto diventare, all’occorrenza, ripostiglio di scope e ramazze e bidoni e, ancora, peggio, gli hanno fatto costruire orribili palazzoni quasi a ridosso tanto che ora sta avvenendo che i condomini si lamentano di quella imponente presenza! Una medaglia dunque all’ufficio tecnico di Cassino notoriamente benemerito e al sindaco che ha firmato le licenze. Pur se, invero, ben altro meriterebbero.
Ad Atina nella cosiddetta Ferriera, un antico stabilimento borbonico risalente alla metà del 1800, si leva al centro del cortile uno splendido pioppo magnificamente curato e manutenuto: la sua circonferenza è anche essa ragguardevole e cioè 5,80 m. un esemplare maestoso dunque. Ad Atina, dopo lo sfacelo cementizio barbarico del cosiddetto Pontemelfa e delle sue colline, se si volge lo sguardo alla chioma verde alle sue spalle, si sta ottenendo non solo il disboscamento illegittimo e arbitrario del patrimonio boschivo in prevalenza di querce e di conifere in barba alla Legge e nel silenzio-assenso dei controllori, quanto stanno continuando a cementificarla alla grande, alla guisa del Pontemelfa: uno spettacolo turpe, criminale: in realtà deve spaventare il fatto che i cosiddetti cittadini nulla vedano e nulla sentano: questa è la vera garanzia di tali sguaiati cementificatori e devastatori, pubblici e privati: la assenza di partecipazione civica, la totale ignoranza del senso del bello e del buono.

Da Atina, proseguendo per Picinisco, 300/400 m dopo uno stabilimento in disarmo, sulla sinistra si leva un cimelio a dir poco eccezionale, proprio sul ciglio della strada: al di sotto si nota, come amaramente ha scritto qualcuno, la ‘bagnarola’, cioè un piccolo invaso d’acqua da poco realizzato, la cui giustificazione e presenza possono forse essere spiegate e difese solo dalle capacità di un sottile causidico: noi ripetiamo ‘bagnarola’ o squallido e grottesco nonché inutile esempio di speculazione a spese della collettività e dell’ambiente, nella totale e completa civile impunità, e quindi sicuramente, nella normalità e perfino nella legittimità! Sul ciglio della strada si leva, maestosa, una quercia secolare e veneranda dalla circonferenza incredibile, per tali alberi, di 5,60 metri, monumentale, senza dubbio tra i primissimi esemplari nel Paese. Peccato che è frenata nel suo sviluppo e rigoglio dalla completa assenza di cura e soprattutto dalla presenza di grosse edere che ne succhiano la linfa vitale. Abbiamo scritto al sindaco per attirarne l’attenzione: dopo cinque mesi nulla è cambiato: è intervenuto solo il proprietario che ha messo in opera del filo spinato al confine del proprio terreno! Ma il Comune… assente e morto. Che, dunque, si faccia vivo un cittadino autentico o un’azienda e la adotti e la preservi e la valorizzi prima che qualcuno la riduca a legna per camino. Ancora a Picinisco, prima di arrivare alla quercia suddescritta, si incontra la frazione di Castellone e qui, nell’area di un vecchio molino, si ammira un cosiddetto pioppo nero che l’abbondanza di acqua ha fatto crescere in poco più di un secolo a 7 metri di circonferenza: anche questo uno spettacolo della natura: e per rimanere in tale specie arborea, le condizioni anche qui particolarmente felici, stiamo parlando dell’Oasi di Ninfa a Cisterna, nella Ciociaria pontina, hanno permesso a un altro pioppo nero piantato ai primi anni del Novecento, di superare abbondantemente i sette metri di circonferenza e librarsi nel cielo per oltre 35 metri!

Altri alberi monumentali di oltre sei metri di circonferenza non mi pare che siano da registrare nella Ciociaria frusinate: una ispezione al ragguardevole e fortunatamente ben tenuto patrimonio arboreo di Fiuggi Fonte che si distingue per una ricca varietà di specie, non evidenzia alberi da connotare monumentali. Invece data la particolare tipologia, forse è corretto ricordare un pino rintracciato in una frazione di Arpino, Vignepiane, che si staglia nel cielo per parecchi metri con la sua splendida chioma e il suo fusto perfetto di circonferenza di 3,80 m. dimensioni non comuni per tale specie arborea.

Nella Ciociaria Pontina come ben si sa, si estendeva sin dall’epoca romana una vasta distesa paludosa, le cosiddette Paludi Pontine caratterizzate, tra l’altro, da un patrimonio arboreo di grande varietà sviluppatosi e sedimentatosi nel felice contesto ambientale per secoli e secoli e che contava quantità di piante monumentali: la Bonifica Mussoliniana come si sa ha annientato tale ecosistema: ne è sopravvissuto un lembo, il Parco Naz. del Circeo: da un esame pur se superficiale dei luoghi ma soprattutto dalla completa assenza di informazioni da parte degli uffici del Parco a dispetto delle ripetute richieste, non abbiamo le prove di presenze di ‘patriarchi verdi’. Ma è sicuro che nel territorio dei Lepini, degli Aurunci e degli Ausoni, al di qua e al di là, gli appassionati ricercatori avranno sicuramente individuato altri esemplari presenti di ‘patriarchi verdi’.

Michele Santulli

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