CRONACA

Il Sindaco Ottaviani a Conte: «Evitiamo i paradossi sulle Messe»

Il primo cittadino di Frosinone ha scritto al Premier: «Dobbiamo evitare applicazioni paradossali delle nuove aperture e divieti illogici, a meno di non dover lasciar prevalere vecchi pregiudizi anacronistici verso il culto religioso».

Il Sindaco di Frosinone, , a seguito della posizione assunta dai Vescovi, ha inviato una nota al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con la quale chiede di rivedere la decisione presa nell’ultimo DPCM di vietare, anche nella fase 2, le Messe e gli altri riti religiosi.

«La fase che stiamo vivendo, quella della ripresa graduale dall’emergenza Covid, è sicuramente delicata e non può essere lasciata a improvvisazioni, poiché le eventuali recrudescenze della diffusione del virus potrebbero compromettere i sacrifici portati avanti dall’intero Paese. Questo non significa, però, che debba mancare un coordinamento razionale tra le varie disposizioni sulle riaperture, poiché rischieremmo di trovarci davanti a vicende a dir poco paradossali.

Se, infatti, viene autorizzata la ripresa dell’attività sportiva, seppure osservando la distanza di due metri, e non necessariamente all’interno di parchi e giardini, allora potremmo trovarci davanti all’eventualità che, sul sagrato esterno di una chiesa, si ritrovino, sempre a distanza di due metri, alcune decine di fedeli, mentre fanno attività fisica, magari recitando anche qualche preghiera, purché tutti in tuta da ginnastica e con le scarpette da trekking.

Se poi dovesse uscire il sacerdote, sempre a due metri di distanza, ma non in tuta, non potrebbe unirsi alla meditazione di gruppo, perché a quel punto scatterebbe l’ipotesi delle funzione religiosa, in violazione del nuovo DPCM. In realtà, i parroci italiani, compresi anche quelli della nostra provincia, sono ben organizzati e, all’occorrenza, potrebbero fissare orari differenziati, per le diverse fasce di età dei fedeli, iniziando dal mattino fino al tardo pomeriggio, permettendo in tal modo il distanziamento di due metri e osservando tutte le prescrizioni sanitarie del caso.

Senza contare l’ulteriore, favorevole circostanza costituita dal rialzo termico e dalle giornate primaverili, che darebbero la possibilità di celebrare, sui sagrati o sulle aree esterne delle chiese e degli altri luoghi di culto, anche non necessariamente cattolici, le relative funzioni religiose. Dobbiamo, quindi, evitare applicazioni paradossali delle nuove aperture e divieti illogici, a meno di non dover lasciar prevalere vecchi pregiudizi anacronistici verso il culto religioso, come traspare dalla pubblicazione odierna de Il Manifesto, laddove è stato ostentato il titolo ‘Cei o ci fanno’.

Questi conati repressivi contro la Conferenza Episcopale Italiana sono la brutta copia, in salsa moderna, dell’avversione strisciante che, purtroppo, ancora oggi, viene coltivata da certi ambienti di una sinistra poco illuminata, che cerca di bollare, come poco intelligente, tutto ciò che non condivide. È, questo, un triste segnale che dimostra, ancora una volta, come i credenti nel nostro Paese, secondo una certa parte politica, sono tutt’al più tollerati, ma non certo condivisi. Forse è meglio continuare a essere credenti, distinguendosi dai creduloni di una politica anacronistica ed evidentemente sorda rispetto ai bisogni dell’uomo, che sono materiali, ma anche interiori e morali».

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