Oltre 571mila iscritti in meno in quattordici anni e una flessione che nell’ultimo triennio ha superato il 5% annuo. È il quadro che emerge dall’analisi statistico-attuariale dell’INPS sull’andamento delle iscrizioni e delle cessazioni nella Gestione Artigiani, relativa al periodo 2018-2024 e promossa dal presidente del Comitato amministratore Francesco Sgherza. Tra il 2011 e il 2025 la platea dei contribuenti è diminuita del 31,3%, passando da circa 1,82 milioni a 1,25 milioni di iscritti stimati.

A destare particolare attenzione è l’accelerazione registrata negli ultimi anni. Dopo una diminuzione media annua di circa il 2% nel decennio precedente, dal 2023 le contrazioni hanno superato il 5%, fino alla riduzione stimata del 5,91% tra il 2024 e il 2025. Numeri che evidenziano una progressiva riduzione della base contributiva del comparto artigiano.

Dopo la cessazione, uno su due trova una nuova occupazione

Lo studio ha preso in esame le successive transizioni lavorative di 692.971 persone cancellate dalla Gestione Artigiani tra il 2018 e il 2024, verificandone la posizione negli archivi INPS nell’anno seguente alla cessazione. Il 50,33% risulta aver trovato una nuova occupazione.

Tra coloro che sono rientrati nel mercato del lavoro, il 63,6% è passato alle dipendenze di imprese del settore privato, il 18,3% ha proseguito attraverso forme di lavoro autonomo o parasubordinato, mentre il 13% è tornato successivamente nella stessa Gestione Artigiani.

Il pensionamento rappresenta invece il 23,61% delle uscite, mentre il 4,58% riguarda persone decedute. Un altro elemento evidenziato dall’analisi riguarda i cosiddetti “silenti”: il 21,48% dei cancellati, pari a circa 148.800 persone, nell’anno successivo non compare negli archivi INPS né come lavoratore attivo né come pensionato o deceduto. La quota raggiunge il 26,47% nel Mezzogiorno e nelle Isole e riguarda soprattutto persone di età compresa tra 45 e 59 anni.

Aumenta l’età degli artigiani che lasciano l’attività

I dati mostrano anche un progressivo invecchiamento della platea. La percentuale dei cancellati con più di 60 anni è salita dal 27,21% del 2018 al 37,28% del 2024, mentre si è ridotto il peso delle uscite nella fascia tra 30 e 44 anni. Parallelamente, l’età media degli ex artigiani che trovano una nuova occupazione è passata dai 44,4 anni del 2019 ai 47,4 anni del 2025.

Sul piano territoriale, oltre il 58% delle cancellazioni si concentra nel Nord Italia: il 33% nel Nord-Ovest e il 25,5% nel Nord-Est. Il Centro rappresenta il 21,5% del totale, mentre al Mezzogiorno è attribuito il restante 20%.

L’analisi richiama inoltre l’attenzione sulla necessità di valutare l’attualità della legge n. 443 del 1985, normativa quadro dell’artigianato, alla luce dei cambiamenti intervenuti negli ultimi quarant’anni nei mercati, nei sistemi produttivi e nelle regole economiche. Tra gli obiettivi indicati figurano il sostegno alla competitività delle imprese, la valorizzazione del lavoro artigiano e il ricambio generazionale.

Tullio: «L’artigianato porta occupazione e ricchezza sui territori»

Sui dati è intervenuto Gabriele Tullio, componente del Comitato amministratore della Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli artigiani presso l’INPS e presidente nazionale dell’Unione Artigiani Italiani (UAI).

«I dati dell’artigianato sono logicamente preoccupanti: registriamo un trend negativo e un calo del 5% annuo nell’ultimo triennio, un dato inaccettabile per un settore che ha da sempre rappresentato un pilastro per l’Italia – ha dichiarato Tullio –. Serve adesso un forte sforzo congiunto, a partire dalla politica e dalla nuova legge sull’artigianato in fase di elaborazione, per invertire questa tendenza. Dobbiamo tornare a essere positivi: l’artigianato è sinonimo di occupazione e porta ricchezza reale sui territori».