mercoledì 7 Dicembre 2016

Referendum: anche Arpino dice NO. I commenti dei cittadini raccolti da Sara Pacitto

Anche la Città di Cicerone dice NO, respingendo la proposta della riforma Costituzionale avanzata dal premier Matteo Renzi. I dati ufficiali, forniti dal Ministero dell’ Interno ed aggiornati alle ore 01:21 di lunedì 5 dicembre, confermano anche per Arpino quello che è stato l’ orientamento nazionale: una massiccia affluenza alle urne che farà trionfare il decisivo NO; un dissenso che,  già nel corso della propaganda, si era trasformato in espressione di rifiuto ed opposizione al governo dello stesso Presidente. I cittadini arpinati aventi diritto al voto sono 6.058; i votanti nelle 8 sezioni sono stati 4.064, ovvero il 67,08%;  1.301 per il Si, ovvero il 32,38% mentre 2.717, ovvero il 67,62%, per il NO. 11 sono state le schede bianche, 35 quelle annullate.

Nei giorni che hanno preceduto il silenzio elettorale, sui social si sono moltiplicate le esternazioni sulle relative posizioni. Di seguito, alcune tra le tante ragioni del NO arpinate:

Andrea Fiorini, studente universitario, attivo nell’ associazionismo e nel volontariato, sensibile alle problematiche giovanili: «Voterò NO. La riforma costituzionale non è una banalità. Non è una di quelle cose per cui frasi spot sull’ ottimismo possono bastare. Va letta, va capita e se non la si capisce allora bisogna porsi una domanda. Io non credo che questa riforma sia stata partorita per snellire e velocizzare la burocrazia, né tantomeno che farà ripartire l’ economia e l’ occupazione. Io credo che questa riforma, insieme a quella elettorale, sia la pezza per porre rimedio ad un’ altra crisi: non economica, non del lavoro, bensì una crisi culturale ed organica della politica e dei partiti che, mi dispiace, non si sono dimostrati all’altezza fino ad adesso. Credo che la riforma sia la necessità di aggirare quel problema di governabilità. Credo che l’ azzeramento del dibattito interno ai partiti sia la vera grande crisi. Facendo una metafora, è come se avessimo un guidatore che non ha la lucidità e l’affidabilità per una guida sicura; a questa difficoltà del guidatore noi non lo mandiamo nuovamente a scuola guida ma gli mettiamo in mano un auto più veloce, attenzione più veloce vuol dire meno sicura. Voglio votare no perché non credo alla bufala che questa sia la riforma per i nostri figli e per i giovani, che dia loro un futuro. Perché ci sarebbero state mille altre occasioni per pensare alle giovani generazioni. E quando penso alle briciole per il diritto allo studio o alla disoccupazione giovanile, per le quali si adottano misure ridicole come “garanzia giovani” o l’ “alternanza scuola lavoro” allora mi sale la rabbia e penso: perché non ci si occupa con la stessa decisione del futuro delle giovani generazioni, quando c’ è bisogno di attuare politiche che vanno verso quella direzione? Perché sulla riforma costituzionale si e su tutto il resto no? Allora io dico NO, perché è una riforma che non ha prospettiva, è solamente la necessità di chi ha bisogno di mettere delle pezze a quelle che sono delle proprie crisi e non del popolo. Io non voglio mettere pezze, anche perché i governi passano ma la costituzione, quella si, resta».

Monia Viscogliosi, mamma, libera professionista, mette a confronto lo storico articolo 70 con quello che avrebbe dovuto sostituirlo: «Allora, cercate di leggere fino in fondo se ci riuscite e vedete se ci capite qualcosa: ricordo che la costituzione deve essere chiara a tutti quelli che la leggono. Sinceramente nel nuovo testo non trovo sostanza; già che si usa la parola PUÒ in un articolo a mio avviso è anticostituzionale: o si può o non si può. La costituzione deve essere CHIARA e non lasciare spazio a dubbi o interpretazioni diverse, deve dare indicazioni precise, altrimenti ognuno la interpreta come vuole».

Roberto Abbate, dipendente del Ministero del Difesa, condivide le problematiche degli esercenti commerciali, attivo nella partnership a favore del turismo e dell’ economia arpinate : «Personalmente non capisco come si possa pensare di cambiare con uno come Renzi: volete mettere l’ Italia in mano ad uno così? Vi sentite rivoluzionari modernisti, raccontate la favola della costituzione “vecchia”, intoccabile per i finti comunisti: la sinistra deve stare con i lavoratori, con la scuola, la sanità, gli statali, col popolo.. ed allora mi auguro e spero che vinca il SI. Non siamo capaci di fare la voce grossa,  di stare dalla parte della gente onesta; accettiamo la corruzione piuttosto che ricominciare da zero; diventiamo tutti esperti politici, convinti che un Di Battista, per esempio, non possa mai essere un buon politico perché ha poca esperienza. Dovremmo imparare ad inciampare con gente come lui e non andare a braccetto con quelli come Renzi. Se Renzi entrasse in un qualsiasi mercato, centro commerciale oppure in un alimentari di Arpino a parlare con la gente, non governerebbe più: un ragazzetto viziato con un aereo più costoso di quello di Trump, pagato con milioni di euro tolti alle tasche dei cittadini, va in giro blindatissimo: è questo l’ esempio che volete dare ai vostri figli?»

Roberta Baldassini riporta una frase del Presidente Sandro Pertini: «Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale ci sono centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi. Io penso che la costruzione andrebbe solo applicata correttamente da politici corretti. Verdini, Renzi, Boschi etc etc? sono queste le persone in grado di cambiare la costruzione? Se si vuole fare un cambiamento, questo deve essere progettato da un team di persone competenti».

Paola Gabriele: «Quando ho dato l’esame di diritto costituzionale mi sono “innamorata” della nostra costituzione, esempio fulgido di compromesso tra diverse ideologie e convinzioni politiche. Abbiamo avuto persone di un “certo” calibro e levatura a scriverla. E ora dovrei votare sì a una riforma firmata dalla Boschi? In un partito che privo di memoria politica ha fatto il finimondo per la riforma Dini e per il tentativo di Berlusconi di sfiorare l’articolo 18? Non c’è stato un fiato per la riforma Fornero. Nemmeno per i jobs act: schiavismo legittimato. Non c’entra niente con la riforma, ma i numeri del “risparmio economico” li conosciamo tutti. Come conosciamo benissimo la levatura morale degli amministratori locali che senza colpo ferire saranno intoccabili. Non mi parlate di risparmio, di cambiamento, di NUOVO. Il nostro PRESIDENTE del CONSIGLIO è cresciuto nella Dc ed ha imparato la lezione peggiore da Berlusconi, cioè che la politica è fatta di apparenza. Io voto No. Di pancia e di testa».

L’ ing. Andrea Chietini, Assessore allo Sport e Segretario del Circolo PD ad Arpino, ha diretto la propaganda a favore del SI in terra ciceroniana, non mancando in nessuna occasione di confrontarsi con antagonisti, contrapposti ed indecisi: porta a casa 1.301 voti. Alle ore 22:23 di domenica 4 dicembre, anticipa ogni pronostico e, molto diplomaticamente, decreta: «Al di là di quale sarà il risultato, sicuramente questo referendum ha fatto un gran bene alla democrazia».

Chiude il giovane avvocato Niccolò Casinelli, anticipando ogni dibattito relativo ai risultati dell’ espressione popolare con un’ analisi chiara e parecchio arguta: «La personalizzazione del referendum è stata certamente la più condivisa e feroce delle critiche mosse al premier; doveva essere una scelta politicamente laica, si è rivelata tutt’altro. Al di là del merito, un dato è innegabilmente certo: Renzi va “a casa”, mi adeguo ai toni, ed a casa trova il 40% del 70% degli italiani presumibilmente pronti a confermare, in sedi formalmente politiche, la scelta personalizzata cui egli stesso li ha chiamati. Di contro, in quelle stesse sedi, gli odierni vincitori non avranno dalla loro lo schermo del fronte comune, perché lì non si sceglierà tra “sì” o “no”, ma si deciderà chi dovrà governare. Oggi il gradimento politico di Renzi è al 40%, mentre tutti gli altri, tanti e profondamente diversi, si dividono il 60%. In sostanza, se uno ha 4/10 di torta, gli altri possono dire che non hanno fame o che la torta fa schifo; ma se decidono di mangiare, mangeranno meno di lui. Queste dimissioni ricordano Giolitti: suonano più come invito a mangiare la torta che come resa».

Sara PACITTO

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