ALATRI – Un caso di melanoma primitivo dell’intestino tenue, forma tumorale estremamente rara a livello mondiale, è stato diagnosticato e trattato presso l’Ospedale San Benedetto di Alatri. Il percorso clinico e chirurgico è stato descritto in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Frontiers in Oncology.

Il caso ha riguardato un paziente di 77 anni ricoverato nel reparto di Medicina di Alatri a seguito di un’emorragia gastrointestinale accompagnata da una grave anemia. Gli approfondimenti diagnostici e radiologici hanno individuato una lesione nell’ileo prossimale.

L’intervento eseguito all’ospedale di Alatri

Il paziente è stato sottoposto a laparoscopia esplorativa e alla rimozione del tratto intestinale interessato. L’intervento è stato effettuato dal dr. Pierfrancesco Di Cello e dal dr. Raffaele Palmieri della UOC Chirurgia Generale Frosinone-Alatri.

La particolarità del caso riguarda l’origine del tumore: in presenza di un melanoma intestinale, infatti, viene generalmente valutata innanzitutto l’ipotesi di una metastasi proveniente dalla cute o dall’occhio. Accertare che la neoplasia sia nata direttamente nell’intestino richiede invece una complessa diagnosi differenziale e un rigoroso iter di stadiazione.

Lo studio pubblicato su Frontiers in Oncology

La ricerca evidenzia l’importanza di combinare esami avanzati, tra cui TAC e PET, con un’approfondita analisi microscopica dei tessuti. Il controllo clinico e strumentale effettuato 24 mesi dopo l’intervento non ha evidenziato recidive della malattia.

Lo studio è firmato da Pierfrancesco Di Cello, con il contributo di Piero Luigi Alò e Rosalba Cipriani. Hanno inoltre collaborato Luciano Izzo, Paolo Izzo, Claudia De Intinis, Silvia Lai, Marcello Molle, Sara Izzo e Daniela Messineo, appartenenti a diverse strutture universitarie.

Il valore della collaborazione tra ospedale e ricerca

La Direzione Strategica dell’ASL di Frosinone sottolinea come il caso rappresenti un esempio di integrazione tra attività assistenziale e ricerca scientifica, con il coinvolgimento di professionisti ospedalieri e universitari.

«È la dimostrazione concreta di quanto sia importante coniugare la ricerca scientifica con l’attività clinico-assistenziale: l’esperienza maturata quotidianamente nei nostri ospedali può trasformarsi in conoscenza condivisa e contribuire al progresso della medicina», precisa la Direzione Strategica dell’Azienda.