Frosinone

A Frosinone tanto caldo, poca pioggia e niente vento: la nota di Stefano Ceccarelli (Legambiente)

Nella graduatoria finale, risultante dalla media di 10 indicatori, Frosinone si piazza al 69° posto su 112 capoluoghi.

Come riportato nel comunicato a firma di Stefano Ceccarelli, Presidente Circolo Legambiente “Il Cigno” di Frosinone APS. «A Frosinone e in Ciociaria fa sempre più caldo, piove di meno e tira pochissimo vento: questo in sintesi il quadro che emerge dal Rapporto sul benessere climatico nei 112 capoluoghi (riaggregati su base provinciale) pubblicato nei giorni scorsi da Il Sole 24 Ore su dati di 3BMeteo.

Nella graduatoria finale, risultante dalla media di 10 indicatori, Frosinone si piazza al 69° posto: un piazzamento in cui fattori di indubbio comfort come il soleggiamento (32° posto), il numero limitato di giorni freddi (37° posto) e il numero estremamente ridotto di giornate con raffiche di vento (parametro in cui il capoluogo ciociaro si piazza al 6° posto) si compensano con elementi di disagio molto significativi quali gli indici delle ondate di calore estive (75° posizione nella graduatoria del benessere), la carenza di piogge (93° posto) e soprattutto la quasi totale assenza di brezza estiva (102° posto).

Esaminando più da vicino i dati, ciò che preoccupa, ma di certo ancora non abbastanza se si valuta l’assenza di politiche locali di adattamento ai cambiamenti climatici (ne avevamo parlato in un convegno già nel 2019), è in primo luogo l’aumento molto marcato della temperatura media annua, che i ricercatori di 3BMeteo stimano in circa +1,5°C dal 2010 al 2023! Questo trend è coerente con un’incidenza sempre più pronunciata delle ondate di calore estive e degli eventi di caldo estremo. Parallelamente, nello stesso arco temporale si assiste a una diminuzione netta dei giorni di pioggia.

Che il problema sia particolarmente accentuato nei mesi estivi risulta evidente dall’esame dell’andamento delle temperature medie giornaliere nei vari mesi dell’anno dal 2013 al 2023: è emblematica a questo proposito l’infografica del mese di luglio a Frosinone, che indica un incremento termico estremamente pronunciato nel 2022 e 2023.

Occorre sottolineare come, in una città destinata a soffrire sempre di più il caldo estivo, il disagio e i rischi sanitari ad esso collegati siano accresciuti da una caratteristica che, pur non essendo infrequente nelle aree interne della penisola, risulta particolarmente accentuata a Frosinone: si tratta dell’assenza di ventilazione, ovvero della piacevole brezza che lungo le coste mitiga in maniera rilevante la calura abbassando la temperatura percepita. Riteniamo che la combinazione fra questi due parametri sfavorevoli – caldo estremo e assenza di vento – debba indirizzare le politiche di sviluppo oggi ancora improntate a logiche novecentesche verso misure in grado di attenuare l’effetto isola di calore, quali un rapido azzeramento del consumo di suolo e una capillare implementazione del verde urbano.

Evidenziamo inoltre come la scarsa ventosità del territorio frusinate sembra essere una delle concause più importanti dell’accumulo delle polveri sottili che rende la Valle del Sacco una delle aree più impattate in Europa dall’inquinamento atmosferico. Questo dato di fatto, lungi dal rappresentare un alibi per giustificare l’inazione, o peggio la richiesta di deroghe alle norme sulla qualità dell’aria, dovrebbe al contrario moltiplicare gli sforzi per il contenimento delle emissioni di particolato, perché non è permesso deviare neanche per un attimo dall’obiettivo principe della salvaguardia della salute.

Lanciamo infine un appello alle amministrazioni, alle forze politiche e al tessuto produttivo affinché i foschi scenari risultanti dal rapido riscaldamento climatico dovuto alle attività antropiche non siano ignorati ma anzi rivestano un ruolo centrale nelle decisioni riguardanti la gestione del territorio e l’allocazione delle risorse. Alle necessarie politiche improntate ad accrescere la resilienza e l’adattamento a un clima sempre più ostile dovrà inoltre accompagnarsi un’azione decisa verso la mitigazione della crisi climatica, da attuarsi in primo luogo attraverso un’accelerazione della transizione energetica, perché la sfida del clima non ammette ritardi o titubanze, ma richiede che ogni territorio faccia davvero fino in fondo la propria parte».

 

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