POLITICA

Mauro Buschini: «Basta parlare di “Valle dei veleni”: la bonifica in Valle del Sacco è iniziata»

Le dichiarazioni del Consigliere regionale dem.

«Parlano i fatti. Nessuna Amministrazione regionale ha compiuto così tanti passi avanti per quanto riguarda la bonifica della Valle del Sacco». Così il consigliere regionale Pd e coordinatore della maggioranza in Consiglio Regionale Mauro Buschini, a margine della conferenza stampa di presentazione dei lavori di caratterizzazione che interesseranno i siti della Valle del Sacco, che si è tenuta questa mattina nella sala consiliare di Ceprano alla presenza del vicepresidente della Regione Daniele Leodori e dell’assessore al Ciclo dei Rifiuti Massimiliano Valeriani.

«Il lavoro di Nicola Zingaretti, Daniele Leodori, Massimiliano Valeriani, degli assessorati e dei tecnici, dell’intera giunta e anche della maggioranza – aggiunge – è stato incessante, competente, paziente, sistematico. Seguendo una strategia semplice ed efficace. Il punto di partenza per qualunque tipo di ragionamento è questo. Un lavoro tecnico sulla base di un cronoprogramma, con una regia politica evidente. Infine, grazie alla nomina del commissario Illuminato Bonsignore c’è stata un’accelerazione determinante. Non starò qui a ricordare la storia della Valle del Sacco, tema caro già all’indimenticabile senatore Angelo Compagnoni, che me ne parlò appena lo conobbi. Non starò qui a piantare bandierine in una logica di campagna elettorale.

Al tempo stesso però non posso stare qui a fare finta di nulla. La a guida Zingaretti ha cambiato il verso e la narrazione di questa vicenda. Come? Anzitutto programmando una prima serie di interventi: quelli presso le ex Olivieri, Europress e Vita Mayer di Ceprano, poi le ex Snia-Bpd e Annunziata di Ceccano. Ancora: l’ex Deposito Munizioni dell’eercito italiano ad Anagni, la Cartiera di , i ponti della Selva di Paliano. Senza dimenticare il monitoraggio continuo delle acque per uso domestico nell’intera Valle del Sacco o gli studi epidemiologici finanziati ed operativi e molte altre azioni messe in campo. Sono passati 17 anni dalla tragedia delle mucche morte, del latte contaminato e dei terreni inquinati. In quei tragici mesi scoprimmo tutti cos’era il betaesaclorocicloesano.

Quando abbiamo preso in mano la situazione, capimmo che si sarebbe trattato di un lavoro che avrebbe richiesto competenze specifiche, capacità di programmazione e necessità di muoversi all’interno di cornici burocratiche complesse. Non abbiamo mai cavalcato la demagogia e il populismo, non abbiamo promesso soluzioni con la bacchetta magica. Abbiamo tracciato un solco e avviato un percorso. Rimane tanto da fare, ma la strada è mostrata. Intanto la bonifica della Valle del Sacco va avanti. È il passaggio fondamentale, direi vitale, per le famiglie che abitano in questa zona e per le imprese. È questa sarà l’occasione per un rilancio economico del territorio, offrendo la possibilità alle imprese di poter tornare a credere e ad investire in questo territorio.

Sappiamo bene che da anni molte aziende hanno difficoltà, che i costi per la bonifica di una singola area sono molto alti. Sappiamo bene che le regole del Sin (Sito di interesse nazionale) sono molto articolate e complesse. Nicola Zingaretti aveva manifestato la chiara volontà di riscriverle, di rideterminare le aree, di facilitare l’uscita dal perimetro per alcuni tratti, finanche di riperimetrare il sin, coniugando sviluppo e bonifica. Altri non hanno voluto, altri hanno fatto prevalere le speculazioni della campagna elettorale rispetto alla serietà e al senso di responsabilità di una fase di governo. Altri, non noi. Penso alle polemiche, anche sul territorio, del centrodestra, sempre pronto a cavalcare l’onda del populismo.

Ma adesso è tempo di guardare avanti. Occorre un cambio di mentalità e di prospettiva, perfino sul piano lessicale. Basta parlare di “Valle dei veleni”: la bonifica è iniziata. La Valle del Sacco ha tutto per impostare una rinascita che passa da un modello di sviluppo ecosostenibile, capace di tenere insieme le ragioni dell’industria e quelle dell’ambiente. Un modello di sviluppo che non può non guardare anche alle potenzialità dell’enogastronomia e del turismo. Ci sono le condizioni per programmare tutte le successive fasi: con serietà, consapevolezza e fiducia. Ripeto: parlano i fatti. Di un’Amministrazione regionale che ha saputo fare la differenza», conclude.

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