VEROLI – Un’opera d’arte contemporanea potrebbe entrare in modo diretto nel rito della processione della Madonna dell’Olivella. Accade a Veroli, dove Massimo Terzini ha annunciato che la sua opera “Vero”, attualmente esposta nella sala d’arte Crystal, sarà data alle fiamme al termine del corteo sacro di sabato 11 aprile 2026 se entro quella data non troverà una collocazione definitiva.

Il legame tra la mostra e i riti della città

L’annuncio è stato affidato a un post pubblicato da Terzini sabato 27 marzo 2026 sul proprio profilo Facebook. L’artista ha spiegato di aver scelto di concentrare l’esposizione dell’unica opera dedicata a Veroli nel periodo che va dall’inizio della primavera fino alla processione dell’Olivella, indicato come uno dei momenti più rappresentativi dell’anno per la città.

Nel testo, Terzini richiama la forte connessione tra i riti pasquali e le consuetudini popolari che accompagnano la processione del primo sabato dopo Pasqua. Un passaggio nel quale, secondo l’artista, convivono elementi religiosi e richiami più antichi, legati a forme di voto e di purificazione.

L’ipotesi del rogo finale

Il punto centrale del messaggio riguarda il destino dell’opera. Terzini ha scritto: «In questa occasione un voto lo faccio anch’io, prendendo la decisione che se fino a quel momento l’opera esposta non avrà trovato qualcuno che vorrà tenerla per sé, essa subirà la sorte di tutte le cose destinate ad una vita effimera e pertanto verrà data alle fiamme nell’ultimo falò che chiuderà il passaggio della processione dell’Olivella».

Si tratta di una scelta che lega in modo esplicito il linguaggio dell’arte contemporanea a una delle tradizioni più riconoscibili di Veroli. I grandi falò che accompagnano il passaggio della statua della Madonna nel centro storico diventano così non solo scenario del rito, ma possibile epilogo materiale dell’opera stessa.

Il rapporto con Veroli

Nel suo intervento, Massimo Terzini definisce Veroli come un luogo dal quale non è mai riuscito davvero a separarsi. «Amo a tal punto questa città da non essere mai stato capace di separarmene, se non per brevissimi momenti», scrive l’artista, soffermandosi sui difetti, sulle contraddizioni, sugli angoli di bellezza e sui riti secolari che ne segnano l’identità.

L’eventuale distruzione di “Vero” assumerebbe quindi il significato di un gesto simbolico, inserito dentro una tradizione collettiva e dentro un rapporto personale con la città. Resta da vedere se, da qui all’11 aprile 2026, l’opera troverà qualcuno disposto a conservarla oppure se il suo percorso si concluderà davvero nell’ultimo falò della processione dell’Olivella.