CRONACA

«Riflettiamo sul 25 Novembre» (di Laura Liburdi e Maddalena Maura)

La nota delle due esponenti di Rifondazione Comunista Ceccano.

In questo 25 novembre 2021, in mezzo a questo tripudio di scarpette rosse e di messaggi in difesa delle donne, riteniamo doveroso soffermarci su questa immagine. Solo 2 giorni fa si discuteva, alla Camera, il cosiddetto ” reddito di libertà “, una misura che prevede fino a 400€ mensili per le donne vittime di violenza, al fine di promuovere l’indipendenza economica di tutte coloro che vivono all’ombra di mariti, compagni e padri violenti. Presenti in aula solo 8 deputati su 630. E se non bastasse l’immagine di quell’aula vergognosamente vuota, a riprova del dramma che colpisce le donne in Italia vi sono i dati dell’anno 2021 con un incremento dei reati di revenge porn (+45%) di cui il 73% ai danni di donne; ed un +8% dei reati di femminicidio, con un totale di 109 omicidi in cui sono rimaste vittime le donne, per la gran parte rimaste uccise tra le mura domestiche, per mano del partner o dall’ex compagno. In aumento anche i casi di costrizione al matrimonio e violazione delle misure di allontanamento dalla casa familiare.

Dietro i loro volti un’esistenza vissuta nella paura, nell’umiliazione, nella violenza fisica e verbale, o sotto il ricatto economico di uomini che ne hanno brutalizzato, calpestato e fatto a brandelli l’anima, le speranze, le ambizioni ed i sogni. Donne che neppure nella tragedia della morte riescono a trovare dignità e rispetto, con i giornali che non mancano di trasformare l'”omicidio” in “tragedia familiare”, o l'”assassino” nel “mite e devoto marito esasperato dalla moglie/compagna”, proponendo spesso una narrazione distorta dei fatti che mira a riabilitare il carnefice davanti all’opinione pubblica, colpevolizzando la vittima.

E tutto questo non può che rivelare quanto il problema sia di natura culturale e sociale. Infatti, malgrado gli interventi normativi che in questi anni hanno tentato di arginare il problema, e nonostante l’introduzione di nuove fattispecie di reato introdotte con il codice rosso, i dati dell’ultimo anno confermano un trend in crescita che ci pone, irrimediabilmente, davanti ad una vera e propria sconfitta. Non possiamo limitarci a discutere di violenza sulle donne solo un giorno all’anno, né può la richiesta di aiuto di tante donne restare inascoltata. La lotta contro la violenza di genere va combattuta quotidianamente e su più fronti. Il primo, quello socio-culturale, con la promozione della cultura del rispetto e della parità da contrapporre alla subcultura maschilista, nelle famiglie, nelle scuole e sui luoghi di lavoro.

Il secondo, quello economico, affinché sia incentivata l’autosufficienza di quelle donne che, troppo spesso, per mancanza di lavoro ed emancipazione sono costrette a convivere con i loro aguzzini, perché la libertà di scelta passa anche per l’autonomia lavorativa ed economica. Infine la lotta va combattuta sul fronte istituzionale, perché è proprio nelle istituzioni che le donne devono trovare rifugio e tutela. Un obiettivo, questo, spesso disatteso, come denunciano associazioni come D.i.RE, il cui osservatorio ha rilevato come le donne siano spesso esposte ad una vittimizzazione secondaria delle istituzioni, tra cui quelle giudiziarie. Si denuncia infatti come troppe volte la violenza domestica di genere non venga considerata rilevante nella definizione dei rapporti genitoriali, in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, tanto che ben l’ 88,9% dei procedimenti per l’affidamento dei figli minori si conclude con l’affidamento condiviso tra entrambi i genitori, compreso quello maltrattante.

Uno scenario, questo, dinanzi al quale molte donne scelgono di non denunciare, rinunciando a far valere i loro diritti. “Quando si violentano, picchiano, storpiano, mutilano, bruciano, seppelliscono, terrorizzano le donne, si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta”. Che sia ogni giorno un 25 novembre, affinché i diritti delle donne si elevino a doveri dell’intera società».

È quanto dichiarano Laura Liburdi e Maddalena Maura (Rifondazione Comunista )

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